Giacomo Infantino

Il progetto racconta dei luoghi della provincia di Varese. Provincia che si specchia nelle acque calme e torbide del suo lago, dal quale si generano correnti d’acqua vorticose che trascinano con sé il tempo e la memoria stessa. I suoi abitanti non sono molto diversi da queste acque profonde, riflesso di una realtà apparente. Ho voluto indagare sulla percezione del paesaggio, teatro di storie, che diviene cinematografico e piattaforma di sperimentazione visiva e luminosa.

Un’ambiente in cui ci sembra di vivere una vita che non ci appartiene, eppure siamo noi, proprio lì all’interno dell’immagine, così vividi e reali, calmi ma con la tempesta dentro. Entrando nelle stanze, osservando i luoghi dell’abitare, il mondo là fuori, si celano territori effimeri nascosti da veli, come a fungere da protezione della nostra persona danno sfondo a nuove forme di percezione, mai statiche e ricche di molteplici dimensioni.
La mia ricerca tenta di indagare e interrogarsi sull’intreccio di viaggi, visioni oniriche, domande, che ho raccolto durante le lunghe giornate trascorse alla deriva, trasportato da segnali che attendono ancora di essere decifrati. Essi fluttuano in bilico fra realtà e finzione, orchestrati da prospettive distorte in cui il punto di vista non è altro che la proiezione di noi stessi.

Personaggi indefiniti, rappresentati come ombre, osservano il nostro mondo in modo distaccato ma al tempo stesso ci portano a domandarci quale sia la vera percezione che abbiamo di noi e del mondo in cui viviamo. Reale o irreale è davvero importante? La realtà esiste davvero? Esiste veramente una natura delle cose obiettiva e intatta? Tutto ciò che ci accade è già alterato in anticipo dal nostro inconscio? Forse sognando potremo dare forma ai nostri pensieri.

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