GIACOMO INFANTINO

Still Young Gallery - "Nuovo paesaggio italiano" a cura di Alessandro Curti e Giada Storelli

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NUOVO PAESAGGIO ITALIANO
di Giacomo Infantino e Luana Rigolli
mostra a cura di Alessandro Curti e Giada Storelli
@Still, via balilla 36, Milano
| dal 5 al 20 giugno 2019 |
INAUGURAZIONE 4 giugno ore 18:30



Torna l’appuntamento con STILL Young che per questa occasione presenta la mostra NUOVO PAESAGGIO ITALIANO, un duo-show dei fotografi Giacomo Infantino e Luana Rigolli a cura di Alessandro Curti e Giada Storelli, in programma dal 5 al 20 giugno 2019.
Dopo il successo dei primi due appuntamenti di Still Young con Ritorno all’Isola di Arturo di Marta Giaccone (maggio 2018) e Blood on Blood (novembre 2018) di Marta Viola e Stefania Spadoni, l’esposizione NUOVO PAESAGGIO ITALIANO vuole tentare di aprire una riflessione sulle nuove interpretazioni della fotografia di paesaggio.

Nella storia della fotografia molti sono gli esempi, partendo da Un Paese (1954) di Cesare Zavattini e Paul Strand a il progetto Viaggio In Italia (1982) curato da Luigi Ghirri fino a Le spiagge Italiane (1995 – ad oggi) di Massimo Vitali, di come il paesaggio si presenti come un luogo privilegiato di osservazione, nonché specchio, dello spirito del tempo e della società in cui viviamo.

Giacomo Infantino e Luana Rigolli sono due giovani voci della fotografia italiana che utilizzano il paesaggio come loro campo d’espressione, interpretandolo tuttavia in maniera diametralmente opposta.
Da una parte la ricerca di Giacomo Infantino è un’indagine introspettiva dei luoghi della provincia e della relazione intima e complessa che essa costituisce. Un luogo interiore restituito per immagini, densi di oscurità stagnante, sospesi ed effimeri da lui percepiti. In mostra saranno presentati degli estratti dei due maggiori lavori di Infantino intitolati UN/REAL ed Ècdisi, che hanno come riflessione centrale quella dell’identità dell’uomo letta attraverso il paesaggio che lo circonda.
Dall’altra parte anche Luana Rigolli presenterà in mostra alcune immagini selezionate da due suoi progetti intitolati Linosa e Resurgo. Diversamente da Infatino, Rigolli ci offre una visione sul paesaggio con un approccio documentario ed oggettivo, dove le storie e le architetture che lo caratterizzano ne diventano le protagoniste. In Linosa Rigolli ci restituisce un’accurata descrizione su cosa significhi oggi vivere in una terra situata a 160 km dalla costa siciliana e raggiungibile solo dopo otto ore di traghetto. In Resurgo, invece, ci racconta di Arborea (ex Mussolinia) città di fondazione sarda costruita nel 1928 dal governo fascista. Questa ha la particolarità di essere abitata da una popolazione in maggioranza di origine veneta che, oltre al dialetto, mantengono vive tutt’oggi antiche tradizioni come la festa della polenta tramandate di generazione in generazione a giovani che in Veneto non sono nemmeno mai stati.

STILL YOUNG, costola di STILL Fotografia, è un progetto promosso e gestito da Alessandro Curti con l’obiettivo di promuovere e valorizzare giovani artisti e talenti emergenti, offrendo loro anche un servizio di consulting per comprendere a fondo i meccanismi del collezionismo e del mercato della fotografia. STILL YOUNG è un incubatore culturale per giovani artisti e creativi capaci di raccontare storie attraverso una progettualità originale, con consapevolezza critica del presente che ci circonda e capacità di dialogo tra diversi linguaggi artistici.


BIOGRAFIE

Giacomo Infantino si laurea in Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Ad oggi frequenta, nella medesima sede, il Master in Fotografia e arti visive. Dopo il conseguimento del diploma accademico ottiene una borsa di studio di merito a finanziamento della propria ricerca artistica. Nel 2017 viene selezionato per il Canon Student Program tenutosi a Perpignan, in Francia, durante il festival Visa Pour L’image nel quale partecipa a workshop e incontri tenuti da autori internazionali come Jérôme Sessini, Shannon Ghannam e Nick Nichols.

Luana Rigolli dopo essersi laureata in Ingegneria Civile inizia il suo percorso con la fotografia. È membro e fondatore del "Ten X Ten Contemporary Photography Festival" che si tiene dal 2015 a Gonzaga. Nel 2017 ho studia fotogiornalismo presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze con Collective Terraproject.



GIACOMO INFANTINO e LUANA RIGOLLI
NUOVO PAESAGGIO ITALIANO
@Still, Via Balilla 36, 20136 Milano
5 al 20 giugno 2019
Inaugurazione 4 giugno h 18.30
Lun - ven 10.00 - 13 | 14 - 18
Sabato su appuntamento
Ingresso libero
www.stillfotografia.it
info@stilllove.it
+ 39 02 36744528

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Other Identity - Altre forme di identità culturali e pubbliche

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“OTHER IDENTITY” Altre forme di identità culturali e pubbliche | seconda edizione
A cura e di Francesco Arena
9 - 23 Marzo 2019 | GENOVA
Opening in tutte le sedi: Venerdì 8 Marzo H. 17:00
Ingresso libero
Galleria ABC-ARTE, Galleria Guidi&Schoen-Arte Contemporanea, PRIMO PIANO di Palazzo Grillo,
Sala Dogana-Palazzo Ducale
Mostra collettiva, evento internazionale d’arte contemporanea (Fotografia - Installazioni - New Media
Art - Videoarte - Electronic Music)
Con il patrocinio della Regione Liguria e Comune di Genova
In collaborazione con: Goethe-Institut Genua, Galleria ABC-ARTE, Galleria Guidi&Schoen-Arte
Contemporanea
Organizzazione: Benedetta Spagnuolo/ARTISTI ITALIANI-arti visive e promozione
Cover photo: Chiara Cordeschi

Partner e sponsor tecnici: Radiobabboleo, Il Secolo XIX, Locanda di Palazzo Cicala, EdArte-
Associazione Culturale, AA Photography di Alessandro Arnò e M. Lucia Menduni, Valentino Visuals,



Giunta alla sua seconda edizione Other Identity desidera decifrare un fenomeno ormai diffuso che
ha cambiato radicalmente il modo di “vivere” e “interpretare” la nostra immagine, costantemente
esibita e pubblicizzata: il nostro modo di autoritrarci e di presentarci al mondo, la
spettacolarizzazione di un privato che si trasforma in pubblico attraverso i social media, creando
nuove forme di identità in continua trasformazione.
“Other Identity” vuole essere una tappa di un progetto espositivo, che funga da cartina al tornasole
capace di misurare di volta in volta lo stato di una nuova grammatica narrativa, di nuove forme di
interpretazione della nostra immagine.
A confrontarsi sul tema dell’identità e dell’autorappresentazione sono artisti italiani e stranieri uniti
da una comune piattaforma emotiva e tematica, dalla quale poi sfociano ricerche personali ben
distinte, e dal comune linguaggio fotografico.
Una nostra peculiarità è quella di presentare artisti per la maggior parte inediti per la città per
favorire e stimolare la conoscenza del loro lavoro e l’interesse del pubblico.
La fotografia è qui il medium privilegiato in ogni sua forma, sia essa analogica o digitale, utilizzata
attraverso reflex professionali o smartphone, usata sempre con consapevolezza e coerenza
dall’artista che la piega alla propria ricerca personale, senza abusare di quelle post-produzioni spesso
impiegate per mascherare un’inesistente qualità dell’immagine. Il comune denominatore dei nostri
artisti è la loro “onestà intellettuale” nel senso di un consapevole, intelligente, lucido, semplice uso
del mezzo espressivo, a tratti brutale nella sua desolante rappresentazione del reale, spesso filtrato
da emotività malinconiche e sognanti, crudo iper-realismo, graffiante autobiografia, esibizionismo
pubblicitario e complesse dinamiche di intimità familiari. Non è corretto parlare di “artisti
selezionati”, ma di artisti che si sono scelti, avvicinati con quell’istinto “animale” che ci fa riconoscere
i nostri simili anche in cattività, identificare una piattaforma emotiva comune da cui poi sfociano
ricerche personali ben distinte legate però da questa tematica di fondo.


Artisti

Karin Andersen | Holger Biermann | Silvia Bigi | Isobel Blank | Manuel Bravi | Silvia Celeste Calcagno
| Marco Cappella | Ivan Cazzola | Maurizio Cesarini | Cinzia Ceccarelli | Chiara Cordeschi | Giacomo
Costa | Davide D'Elia | Amalia De Bernardis | Emanuele Dello Strologo | Montserrat Diaz | Boris
Duhm | Patricia Eichert | Nadja Ellinger | Erresullaluna + Chuli Paquin | Francesca Fini | Nadia
Frasson | Giorgio Galimberti | Debora Garritani | Chiara Gini | Federica Gonnelli | Christina Heuring |
Corinna Holthusen | Giacomo Infantino | Donatella Izzo | Richard Kern | Sebastian Klug | Sandra
Lazzarini | Francesca Leoni | Francesca Lolli | Tore Manca (Mater-ia) | Giulio Romolo Milito | Monica
Mura | Alessandra Pace-Fausto Serafini | Alexi Paladino | Carmen Palermo | Phoebe Zeitgeist |
Ophelia Queen | Francesca Randi | Bärbel Reinhard | Christian Reister | Natascia Rocchi | Solidea
Ruggiero | Paula Sunday | Marcel Swann | Roberta Toscano | Mauro Vignando | Ramona Zordini

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date: 11-02-2019 21:31

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PHROOM / Dialogue - Roberto Caielli & Giacomo Infantino

28-05-2018 17:33

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Roberto Caielli: We have started working together, you as a photographer and I as a printer. We have begun this mutual dialogue which has become more and more a confrontation about themes and contents. In fact printing also for other people and not just for myself gives me the opportunity to look at the photos I print more deeply and in detail. It is impossible for me as a photographer not to enter the themes and the aesthetic values of an image. In the end rereading this dialogue, we met above all on the deep themes of my photos and yours.

Giacomo Infantino: it is true, printing has somehow fuelled a dialogue that has touched very interesting and deep fields, and the common points of a speech have been very stimulating. Your work on the cinema, Film Landscapes is something original which has impressed me also for my way of thinking and seeing. I clearly remember when we first met in a hot August day, when every place was shut by schorching iron bars, while I was desperately looking for several prints for an exhibition at the earliest. It was there that we started working together, and I’m saying this, because I realized that after the usual compliments, you left the role of the printer and we both started a real editing and reflection on the images that I took to your studio.I think that the prerequisite for a fine art printer consists of being able to read an image in its depth. A very rare dualism which lead me to to reflect upon, as I consider both process to be a sort of essential algorithm.

RC: let’s start from these concepts: idea, print and landscape: printing your latest photos I quite had the feeling of an original glance at a landscape , which is instead usual, habitual and I compared it with my glance as a photographer and printer on it. What is your idea of this landscape that we printed together?

GI: that is right, Roberto, I focussed my work on the Lombard province and the places at its borders.
I wanted to talk about those lands at the edge which apparently seemed plunged in an outward limbo, but which on the contrary reveal a lot of contemporary Italy. It is a liquid landscape, to quote Baumann, where the town itself decentralises its focal point to more and more flexible and changeable new landscapes. It widens into the province, expanding and resulting in changes, innovations, opportunities, but also deterioration at the same time. As a result we are being led to a constant change which is actually flattening. As a consequence the landscape is changing, like an inner psychosis between man and and the environment. My landscape loses its identity. It could be everywhere: Nebraska, North Dakota or anywhere , but it is Varese. For these reasons every landscape can be another place. With my photos I am going to communicate my sensation and view of this status quo, apparently under control whose tension, nevertheless, lots of us feel.
A lot of alienated and emotionless characters merge into this landscape. I often play the part of the actor and I feel like I am in a film by Antonioni, whenever I shoot. At the same time I see my photos printed throughout your interpretation. We chose matt cotton paper which conveyed smoothness to the tones, in order to objectify the underlying idea. It gave concrete form to an idea and an image. It gave back its function. Hence the dialogue with your work on the cinema and video arises.

RC: Film landscapes are very simply the photo of a film. I consider the film literally a landscape that has a spacial dimension ( the monitor, the movie screen) and the duration.
At the beginning I tried to photograph the whole film, from its beginning to the end with one shot at a very long exposure. Then I started working on fragments, on video art, on amateur videos and on short self made videos. Why the film? Because it is a part of my story and my culture more than the places. I grew up by watching Fuori Orario, hosted by Ghezzi on Rai 3 at night. It broadcasted amazing films, pearls of the 1920s, or Tarkovskij’s epigones in Eastern European countries. For me the arrival of the video recorder was something exceptional, It had a key role in my life. I could record and rewatch my favourite film at any time.
This gave the film a nearly superior value, because you were fully involved. The landscape created on television, which you could always reach , where you could always come back if you needed, or wished, was much more interesting than a beautiful real landscape.
Whereas, the use of pinhole was merely a technical requirement , not the only one I made use of, to have the chance of very long exposures.
The meaning of creating a film landscape is also to take possession of a landscape you desire but don’t have. I can photograph Alaska, or Antarctica even if I have never been there. Moreover, the film Landscape gives the film a continuity in addition to its existence while you are watching it. You can hang up the whole Shining in your sitting room, or you can say you have watched porn in a single glance without knowing it. I have hung a classic film with Brigitte Lahaie on my bedroom wall, over the bed and it works very well.
GI: but why would you photograph a film and print it, giving it an its own substance beyond?

RC: Reality is fluctuating, contemporaneity is fluctuating and in some ways the landscape, as well. The photographs of Film Landscapes are for example a timeless landscape, because I can photograph a film from the fifties and it becomes my absolutely contemporary landscape. The film landscape, if you like, is abstract at the same time, but this abstraction is not distortion or pictorial interpretation of reality. It is rather an answer of the subjective look on the landscape. I want my photo to be itself a disturbing landscape that has some relation with unconsciousness, dream, with something secret, interior, silent, unrestrained.
As Sergio Germani, the great film critic wrote about my photos to films, the bodies, hectic and disturbing soul of the film scene, fade away (think of an actress with an overwhelming personality and look) it remains a visual trace determined by what in the film is instead a visual background, less mobile. And this is often the landscape. They are landscapes, like the Amazon River in Aguirre the Wrath of God , or in the case of the latest Film Landscapes, obtained by short videos I made along the Toce river. They are mountains, like in the photo to Johnny Guitar by Nicholas Ray or The Shining by Kubrick, in which Jack Torrence’s family long double steep ascent by car across the mountains highlights the floating and cryptic landscape full of omens.
The meaning of the relation between the film landscape / monitor and the photograph/print is even clearer in the act of extrapolating single frames from a film or a video , manipulating them digitally choosing only a small part of the frame that identifies individual and photographic characters and then print them on fine art paper. In this case printing the manipulated frame acquires, in contrast to film Landscapes, a nearly fetishist value, transforming a static object into something born to be movement.
Then it has come out also for you this idea of a landscape which is mediated by the habit of watching a monitor, a film , the web, an eBook. As you know I am interested in this, because I consider what happens in the monitor a landscape itself. How does it happen in your photos?

GI: for me photography has always been affected by cinema and viceversa. You just have to remember Antonioni films , i.e. Deserto Rosso (1964) a feature film of the utmost importance, which contributed to giving shape to the new Contemporary Italian landscape.
It is about a symptom of alienation and fear of the landscape, which has become difficult to understand and unrecognizable.
Today thanks to new technologies, photography has become a usable means, mainly by a monitor and it has modified our way of living and reading an image completely. Therefore, it is unavoidable for a digital native like me or even more for the new generations to approach to the screen and the film world. We are more and more feeding ourselves on it and are completely absorbed by it.
In my photos there is the function of breaking away from reality and an objective landscape. Hence there is the need to mediate between an often intimate idea and the space of the film in which we project ourselves. For this need, in a lot of cases of the self portrait in which I try to have a less objective and more introspective idea of myself. A liquid landscape without any borders and virgin. This space is in itself the landscape in which we can alter time and the most straightforward dynamics and approaching to it we can dive into what we want it to be.

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Prize "BìFoto" / International Festival Of Photography in Sardinia.

BìFoto – Festival Internazionale della Fotografia in Sardegna – giunge alla sua ottava edizione. Un traguardo importante che porta con sé entusiasmo ma anche voglia di riflessione.

Questo ottavo appuntamento si pone in linea di continuità con il percorso fin’ora seguito e conferma suo scopo principale la lettura del mondo, il tentativo di comprensione del quotidiano nel suo accadere. Allo stesso tempo, BìFoto alza la posta con un’edizione ancora più attenta alla Fotografia come mezzo privilegiato per scandagliare il mondo. Mantenendo ferma la tradizione, anche questa edizione prende le mosse da un “titolomusicale” e omaggia un grande protagonista italiano. Con “Ma il Cielo è Sempre più Blu” il BìFoto elegge padrino onorario Rino Gaetano, cantautore ironico, ruvido, apparentemente scanzonato ma in realtà acutamente impegnato nella denuncia sociale. Gli stessi aggettivi, la stessa attitudine di Gaetano cercherà di avere questa edizione del Festival, alternando differenti declinazioni della parola Fotografia. “Ma il Cielo è Sempre più Blu”, giocata su spiazzanti parallelismi che leggevano l’Italia degli anni Settanta, si dimostra ancora ferocemente attuale e diventa guida per leggere le contraddizioni non solo di una nazione ma di un’epoca. Una canzone come guida per analizzare un presente che non deve trovarci indifferenti o distanti ma partecipi e attenti e, soprattutto, convinti che, nonostante tutto, il cielo può essere sempre più blu.

Vincitori Premio BìFoto 2018

Rosi Giua – La parola riconquistata
Giacomo Infantino - Unreal
Gigi Murru – A/R
Francesca Pili - Abruxausu
Gian Marco Sanna – Malagrotta
Francesca Porcheddu (Menzione speciale) – The sound of silence
Christian Murgia (Miglior lavoro scuola “La Bottega della Luce”) – Fino alla fine della notte

BìFoto

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CAIELLI FINE ART AT MIA PHOTO FAIR 2018

Caielli Fine Art

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